lunedì 30 agosto 2021

Monumento a Ruggero Giuseppe Boscovich a Milano


Onore e gloria al dalmata italo serbo Ruggero Boscovich




                                                    Ruđer Bošković – Ruggero Boscovich


                                    Monumento a Ruggero Giuseppe Boscovich a Milano


venerdì 13 agosto 2021

I libri antichi dell'avvocato Cristiano Pambianchi in mostra a Milano

  Se non riuscite a linkare su FB questo articolo è anche QUI




Finalmente anche in Italia avremo l'occasione di vedere i testi antichi dell'avvocato Cristiano Pambianchi, da sempre amico di Balkan crew e di Lina Bertorello 

La nostra crew è ghiotta di nozioni sul glagolittico e sul cirillico

Il tutto si svolgerà dal 22 luglio  presso la Pinacoteca di Brera a Milano.

Non mancate! 

L'unica gentilezza che le chiediamo avvocato è di non catalogare le persone in base alla lingua che parlano . Lei parla meglio inglese che italiano tanto è bravo e probabilmente chi non la conosce la scambia anche per un inglese, ma sempre italiano rimane. Poi un'altra cosa che sembra ovvia ma evidentemente non lo è. Lei si chiama Cristiano Pambianchi e c'è scritto sulla carta di identità, sulla patente e sul passaporto. Lei ovunque va nel mondo rimarrà sempre Cristiano Pambianchi qualsiasi lingua parlerà, qualsiasi domicilio avrà, qualsiasi nazionalità acquisterà se vuole risiedere per sempre in uno stato estero. Non ha cambiato nome Cristoforo Colombo, ne Franjo Tudman (riconosciuto colpevole post mortem come criminale di guerra) ne Marta Drpa, serba di Knin prima che i croati compissero la tragedia di Krajina. Quindi cambiare il nome a scrittori, musicisti, pittori vissuti 500 anni prima per farli passare per croati solo perchè da morti che sono non si possono lamentare, non è poi una mossa così vincente.

E da ultimo ma cosa più importante, lei sa ma fa finta di non sapere che Dubrovnik prima del 1991 non è mai stata croata 

Per maggiori informazioni vedasi la pagina di Face Book . La Pinacoteca di Brera . 21 luglio 2021




Dubrovnik non è mai stata croata

Risposte alle questioni poste dal sig. Cristiano Pambianchi

Pinacoteca di Brera - Milano

Mostra dei libri alla Pinacoteca di Brera

Non dire "gatto" se non ce l'hai nel sacco

A Dubrovnik vivono i serbi, non i croati

I croati per la Jugoslavia

E dopo le amebe vennero i croati

28 anni dalla morte dei tre giornalisti Rai a Mostar

„Stvaranje Jugoslavije – najveća srpska zabluda“

Ogni giorno i croati pagheranno grazie a un serbo





L'alfabeto glagolitico (glagolitsa) è il più antico alfabeto slavo conosciuto. Venne creato dal missionario Cirillo, insieme a suo fratello Metodio, intorno all'862-863 al Monastero di Polychron per tradurre la Bibbia e altri testi sacri in antico slavo ecclesiastico.

Alfabeto glagolitico



Meno male che non ci hanno rubato Leonardo da Vinci.. chissà come lo avrebbero chiamato !





A sinistra scienziati e scrittori croati di etnia serba, a destra scienziati e scrittori croati   





Milano | Porta Venezia – Che fine ha fatto la statua dedicata a Boscovich?

Milano | Porta Venezia – Inaugurata la statua dedicata a Boscovich

Il nostro articolo su Ruggero Boscovic' QUI

La Jugoslavia che esiste ancora: intervista a Giacomo Scotti

Purtroppo la Croazia, avendo solo 30 anni, non è ancora una nazione democratica. Vengono aggredite anche le persone che vanno a teatro 

Fiume: un'altra guerra - di Francesca Rolandi

Dubravka Ugresic' è una tra le scrittrici croate più conosciute e più amate. Purtroppo è esule con altre 4 scrittrici minacciate 

Dubravka Ugrešić: una Croazia sul modello fascista

Cinque mesi di carcere a Pedrag Matvejevic' per una opinione sulla guerra 

La condanna a Predrag Matvejević

La Croazia viola i diritti di un insegnante serbo e la giustizia, purtroppo, arriva troppo tardi

La Croazia ha violato i diritti di un insegnante serbo

Alla luce di questi avvenimenti ci sentiamo di essere solidali con Giacomo Scotti nei suoi due testi 

Croati pigliatutto

Lineamenti di un genocidio culturale

La Croazia è come una giovane bella donna ma che già si vergogna del suo passato 

Croazia: la distruzione dei libri negli anni '90

Penso che nessuno mai perdonerà ai croati la distruzione del Ponte di Mostar patrimonio dell'umanità 

Che Dio ci salvi dall'eroismo serbo e dalla cultura croata” (Miroslav Krleža)

Mostar: il Vecchio, venti anni dopo

Inspiegabilmente a Mostar i croati hanno anche ucciso tre giornalisti RAI ben sapendo che erano in quel posto li 

Mostar: in memoria dei tre giornalisti Rai

Quando poi non rispettano i morti è inspiegabile 

Jasenovac: la grave assenza

Tra i presenti, non mancano le autorità politiche e quest’anno hanno presenziato in veste ufficiale Zlatko Hasanbegovic, ministro della Cultura, e Tomislav Karamarko, leader dell’HDZ, partito di centrodestra tradizionalmente al potere. Accanto a loro, Branimir Glavaš condannato per crimini di guerra commessi durante le guerre jugoslave degli anni Novanta. Mancava solo la presidente Grabar-Kitarovic, che ci era comunque andata l’anno prima. Questa è l’immagine della Croazia di oggi, che si vuole europea e democratica ma fa il saluto fascista alla memoria degli ustascia uccisi.

Il gusto dei croati per il fascismo

Per la patria pronti, chi sono i nuovi ustascia



Minacce a Giacomo Scotti

Minacce a Giacomo Scotti

Si tratta di Croazia, Operazione Tempesta, sottotitolo “La ‘liberazione’ della Krajina ed il genocidio del popolo serbo”. “Genocidio” perché in quegli anni – scrive Scotti -, «in Croazia fu cacciata quasi interamente la popolazione serba che vi abitava da secoli e fu attuata una radicale e sanguinosa pulizia etnica». Lo sostiene anche il Tribunale dell’Aia, che nel 2010 condanna in primo grado il generale Ante Gotovina e il capobrigata Mladen Markac, a 24 e 16 anni di reclusione, per crimini contro l’umanità e per aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla rimozione della popolazione serba durante l’Operazione Tempesta, coordinata dai più alti vertici politici di allora, tra cui anche l’ex presidente Franjo Tuđman.

Giacomo Scotti, la morte viene dalla Croazia




....Quando non si riesce a falsificare il cognome, si falsifica almeno il nome e allora il pittore fiumano dell'Ottocento Giovanni Simonetti diventa Ivan Simonetti; sempre a Fiume l'illustre medico


Giorgio Catti diventa Djuro Catti, Giovanni Luppis si trasforma in Ivan Lupis o addirittura Vukic e si potrebbe continuare a lungo. Quasi sempre, perché, si segue la regola della contraffazione totale, di nome e cognome, in modo da cancellare ogni traccia di italianità . Allora capita che il grande filosofo e poeta rinascimentale italiano Francesco Patrizio da Cherso ( 1529-1597) venga via via trasformato dalla storiografia croata in Frane Patricije-Petric nel 1927 (M. Dvomicic) e in Franjo Petric nel 1929 (F. Jelacic); resta Francesco Patrizzi per I. Kamalic, nel 1934, ma viene scritto Franje Patricijo da Nikola Zic nello stesso anno; poi¨ Franjo Petric-Franciscus Patricius per Ivan Esih nel 1936 e Franjo Petris per S. Juric nel 1956 e Franciskus Patri-cijus per V. Premec nel 1968; per altri ancora il cognome si trasforma in Petric, Petrisic e Petracevic, infine il cosiddetto «padre della filosofia creata» diventato stabilmente Frane Petric dopo che così lo chiamarono V. Filipovic e Zvane Crnja nel 1980. In suo onore vengono tenute le «Giornate di Frane Petric» a Cherso, le giornate di un uomo inesistente. Non si può onorare un uomo togliendogli nome e cognome, falsificandoli. Se Francesco Patrizio potesse sorgere dalla sua tomba, maledirebbe i suoi falsificatori e tutti coloro che hanno affollato la storia della cultura e dell'arte croata con personaggi che nulla o pochissimo hanno che fare con la cultura croata. A me dispiace moltissimo - e qui mi soffermo ancora un poco su Francesco Patrizio - che i chersini non si siano ancora ribellati alla sopraffazione, accettando per esempio che venisse imposto alla locale scuola elementare il nome di «Frane Petric». Ci tengo a ripetere e sottolineare - visto che ogni uomo, di oggi e di ieri, quello che per la sua lingua, la sua cultura - che Francesco Patrizio non scrisse in vita sua una sola riga in croato.......

Giacomo Scotti - La letteratura italiana in Dalmazia: una storia falsificata




Come nel link messo sotto, gli abitanti di Dubrovnik dichiaravano di parlare serbo nel 1890, quindi gli abitanti erano serbi cattolici e serbi ortodossi, oltre agli italiani. La Croazia come provincia dell'impero distava circa 500 km. Poi ci fu l'assimilazione da ortodossi a cattolici, e da cattolici a croati, ed ecco oggi perché a Dubrovnik sono tutti croati.

Dubrovnik era una città serba distante 500 km dalla Croazia


Fanculo Vukovar

Boris Dežulović: irrecuperabile Croazia

10 dicembre 1999: muore a Zagabria Franjo Tuđman


La Treccani Marino Darsa lo da serbo - croato 

















Matija Ban (Serbian CyrillicМатија Бан; 1818–1903) was a Serbian[1][2] poet, dramatist, and playwright, born in the city of Dubrovnik. He settled in Serbia in 1844, and engaged in various diplomatic missions in service of the Principality of Serbia.

Ban was a strong advocate of Serbian unity and independence, but was also a pan-Slavist. He is commonly regarded as being the first to use the term "Yugoslav", in a poem in 1835

Matija Ban





SOLIDARIETA' A GIACOMO SCOTTI.
Sul numero di ieri della Voce del Popolo (link in calce) è apparso un articolo con il resoconto della riunione dell'Assemblea degli italiani di Fiume, svoltasi giovedì scorso, alla fine della quale, come si può leggere nel testo che ricopiamo di seguito, è stato nuovamente preso di mira, per le sue posizioni storiografiche, Giacomo Scotti, già in passato vittima di una vera e propria persecuzione da parte di ambienti nazionalisti, italiani e croati.
"A fine seduta, i consiglieri si sono soffermati sulle affermazioni di Giacomo Scotti, espresse durante un’intervista rilasciata dal quotidiano Novi List, in cui sminuiva l’entità dell’esodo e il dramma delle foibe. La Comunità degli Italiani di Fiume ha deciso di dissociarsi da quanto esternato dallo scrittore nell’intervista, in quanto “in essa viene presentata una versione parziale della storia dell’esodo, che si presta a interpretazioni parzialmente nocive per la CNI”.
Riteniamo che sia ora di finirla con queste espressioni prive di valore storiografico, ma contemporaneamente dal sapore intimidatorio, che pretendono di criminalizzare chiunque faccia ricerca storica seria sui fatti del confine orientale d'Italia, tacciandoli di "sminuire", "negare", "ridurre" e via di seguito, solo perché si sono "permessi" di smentire buona parte delle fandonie diffuse artatamente da decenni, prima dai nostalgici del fascismo e dei nazionalisti adriatici, poi accolte anche da parte della storiografia "antifascista".
Solidarietà a Giacomo Scotti, che alla bella età di 93 anni ha ancora la forza di volontà di ribadire la verità storica, nonostante tutti gli attacchi che ha subito negli anni.
Vorrei che gli esprimessimo la nostra più ampia solidarietà, stigmatizzando il continuo uso di screditare, con l'assurda accusa di "sminuire l'entità di esodo e foibe" chi ha invece lavorato per ricostruire seriamente la storia di queste terre.
Claudia Cernigoi









Ringraziamo chi parla male di noi, perchè ci ha fatto arrivare in testa alle classifiche di ogni ricerca di Google 



Non portate Boscovich in Croazia, che non ci vuole andare 






In tutti i processi Tudman è sempre risultato colpevole e non si è arrivati a sentenza solo perchè nel frattempo è morto 
E' stato riconosciuto post mortem dal Tribunale penale per la ex Jugoslavia membro chiave di un gruppo criminale che intendeva conquistare con la violenza una parte del paese confinante della Bosnia ed Erzegovina, in particolare eliminandone la popolazione musulmana attraverso la commissione di crimini di guerra e contro l'umanità. Inoltre lo stesso propugnava l'eliminazione di ogni presenza serba nella Krajina così commettendo atti considerati crimini di guerra 

Invece....In ogni caso, restando a Milosevic, pur senza voler sminuire le sue colpe, va ricordato che nel 2016, dieci anni dopo la sua scomparsa, il Tribunale penale internazionale ha stabilito che non fu responsabile di crimini di guerra in Bosnia. I giudici dell’Aja lo hanno scritto a chiare lettere nella sentenza di duemila e cinquecento pagine con cui hanno condannato a quarant’anni di carcere il leader dei serbi di Bosnia Radovan Karadzic. Anzi, in quella sentenza è stato addirittura dato atto a Milosevic di aver cercato di convincere Karadzic che «la cosa più importante di tutte era mettere fine alla guerra» e che «l’errore più grande dei serbo-bosniaci era di volere la sconfitta totale dei musulmani in Bosnia»





10 dicembre 1999: muore a Zagabria Franjo Tuđman. Figura controversa nello scacchiere balcanico di lui possiamo sicuramente dire che è stato:
- un criminale di guerra come sentenziato dall'ICTY;
- un pericoloso filo-nazista alla ricerca della costituzione di uno stato croato puramente etnico;
- un nostalgico del NDH, lo stato indipendente croato fantoccio della Germania nazista ed unico momento storico nel quale ci si accorse della loro esistenza, dal quale riprese simbologie, inni e moneta;
un antisemita, famosa la sua frase "che per fortuna nè lui nè sua moglie erano ebrei" o come nel suo libro Bespuća povijesne zbiljnosti dove scrisse che "gli ebrei avevano ricoperto una posizione privilegiata a Jasenovac e in realtà tenevano nelle loro mani la gestione dei detenuti del campo fino al 1944";
- un minimalista dell'Olocausto, sempre nel suddetto libro scrisse che "il numero di morti ebraici durante la Seconda Guerra Mondiale era più vicino al milione rispetto al numero più citato di 6 milioni.";
- un dittatore, il suo mandato come presidente è stato criticato come autoritario dalla maggior parte degli osservatori che osservarono che "tra sano nazionalismo e sciovinismo, scelse lo sciovinismo; tra economia di libero mercato e clientelismo, scelse quest'ultimo. Invece del culto della libertà, scelse il culto dello stato. Tra modernità e apertura al mondo, ha scelto il tradizionalismo; una scelta fatale per un piccolo Stato come la Croazia che ha bisogno di aprire per il bene dello sviluppo";
- un pregiudicato, essendo stato arrestato 3 volte durante la sua vita;
- un mafioso, sono ampiamente noti e documentati i legami della famiglia Tuđman con la mala del Brenta;
- un plagiatore, nel dicembre 1966, Ljubo Boban accusò Tuđman di plagio, affermando che Tuđman aveva compilato quattro quinti della sua tesi di dottorato, "La creazione della Jugoslavia socialista", dal lavoro di Boban. Boban ha offerto prove conclusive alla sua affermazione da articoli pubblicati in precedenza sulla rivista Forum e il resto dalla tesi di Boban. Tuđman fu poi espulso dall'Istituto e costretto a ritirarsi nel 1967.
- un doppiogiochista, marzo 1991 accordo di Karadjordjevo con Slobodan Milosevic per la spartizione della Bosnia Erzegovina tra Serbia e Croazia - dopo appena un anno le forze croate e musulmane si alleano in chiave anti-Serba - nel giugno dello stesso anno le forze croate rompono l'alleanza e attaccano la Bosnia creando la fallimentare Herceg-Bosnia e poi ancora anche dopo gli accordi Dayton del 1995 Tuđman cercò un accordo con Karadžić per una spartizione di "influenze" in Bosnia Erzegovina.
È stato questo personaggio qua.





Tudman riconosciuto colpevole post mortem .
La sentenza arriva a definire il conflitto tra HVO ed Esercito di Bosnia-Erzegovina (Armija BiH) un “conflitto dal carattere internazionale”: le forze armate di Zagabria combattevano a fianco dell’Herceg-Bosna, e la Repubblica di Croazia “aveva pieno controllo sulle autorità civili e militari della Herceg Bosna”. La sentenza indica dunque Tudjman come il vero mandante politico di cui i quadri politici e militari dell’Herceg-Bosna, staterello fantoccio de facto dipendente da Zagabria, sarebbero stati gli esecutori materiali.

E' stato riconosciuto post mortem dal Tribunale penale per la ex Jugoslavia membro chiave di un gruppo criminale che intendeva conquistare con la violenza una parte del paese confinante della Bosnia ed Erzegovina, in particolare eliminandone la popolazione musulmana attraverso la commissione di crimini di guerra e contro l'umanità. Inoltre lo stesso propugnava l'eliminazione di ogni presenza serba nella Krajina così commettendo atti considerati crimini di guerra 

I serbofobici cercano di cambiare continuamente la pagina di Wikipedia 

Krajina 1995: “Sve čisto” (Tutto pulito) - non c'è più un serbo in Croazia disse il criminale Tudjman

Franjo Tuđman


20 settembre 1992 - Caschi blu canadesi, dopo il rifiuto opposto dai soldati croati a farli entrare nei villaggi occupati come forza d’interposizione, riportano quanto accaduto nella “Sacca di Medak”, dove, solo dopo violenti scontri, con sette canadesi dell’Onu e 27 miliziani croati uccisi, questi accettano le ispezioni e i sospetti trovano subito riscontro. Testimoni diretti sono i soldati del Princess Patricia’s Canadian Light Infantry, comandate dal tenente colonnello Kevin.

Quando gli spari, i bombardamenti e il caos cessano a Medak, una delle cose che il peacekeeper canadese Tony Spiess ricorda di più è la puzza di morte dappertutto. La milizia croata cercava d’impedire che le truppe canadesi potessero divulgare le notizie circa le operazioni di “pulizia etnica” che praticavano nei villaggi serbi.
Mentre Spiess e un suo compagno camminano tra le macerie del villaggio serbo distrutto, i croati tentano di fermarli per non far vedere i corpi bruciati: ”Prima delle 1000 del mattino un ombrello denso di fumo copriva tutte le quattro cittadine della sacca di Medak, i croati hanno cercato di uccidere o distruggere tutto ciò che vi era nella loro scia”. Spiess, angosciato, ricorda: “I corpi di due giovani ragazze serbe legate a due seggiole a dondolo, con le braccia legate dietro alla schiena. Stavano ancora fumando… è stata una totale devastazione”.
Un altro testimone, l’ufficiale Green: “Ogni edificio sul loro percorso era stato demolito e molti erano ancora fumanti. Cadaveri giacevano sul ciglio della strada, alcuni gravemente mutilati e altri bruciati e irriconoscibili…
Sapevamo che sarebbe stato brutto, ma le cose che abbiamo trovato e visto sono state peggio di qualsiasi cosa ci aspettassimo…”.


Scritto da Bruno Maran nel libro "Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti" edito da Infinito Edizioni







Ricordiamo le 5 scrittrici croate allontanate ingiustamente e anche Giacomo Scotti, continuamente minacciato . .....Durante la sua permanenza a Globus ha acquisito una certa notorietà grazie a un pezzo d'opinione del 1992 non firmato (che alla fine ha ammesso di aver scritto), intitolato "Croatian Feminists are Raping Croatia", in cui ha attaccato cinque scrittrici femministe croate ( Slavenka Drakulić , Vesna Kesić , Jelena Lovrić , Dubravka Ugrešić e Rada Iveković), accusandoli di tradire la Croazia. L'articolo è stato fonte di significative controversie che alla fine hanno portato a una causa per diffamazione contro la rivista. .... Una preghiera anche perchè ci aiuti Matvejevic, ingiustamente accusato pure lui . Fonte Wikipedia inglese. Questo commento sui social viene continuamente cancellato.. boh...






9 novembre 1993: accadde l'impensabile. Dopo che le forze militari croate avevano sparato più di 60 proiettili contro il ponte, le vecchie pietre alla fine cedettero e crollarono nel profondo fiume Neretva lasciando tutti i residenti sotto shock. L'ICTY nella sentenza di condanna scrisse: "come parte e nel corso dell'assedio di Mostar Est, le forze dell'Herceg-Bosna/HVO hanno deliberatamente distrutto o danneggiato significativamente le seguenti moschee o proprietà religiose a Mostar Est: Sultano Selim Javuz Moschea (conosciuta anche come Moschea Mesdjid Sultan Selimov Javuza), Hadzi Moschea Mehmed-Beg Karadjoz, Koski Moschea Mehmed-Pasa, Nesuh Aga Moschea Vucjakovic, Cejvan Moschea Cehaja, Hadzi Ahmed Aga Lakisic Moschea, Moschea Roznamedzija Ibrahim Efendija, Moschea Jahja Hodza (conosciuta anche come Moschea Dzamiha Jahja Hodzina), la Moschea Hadzi Kurto o Moschea Tabacica e la Moschea Hadzi Memija Cernica.
Il 9 novembre 1993, le forze di Herceg-Bosna/HVO distrussero lo Stari Most ("Ponte Vecchio"), un punto di riferimento internazionale che attraversava il fiume Neretva tra Mostar orientale e occidentale.


Le azioni criminali perpetrate dall'esercito e dalla polizia croata nel 1995 (operazioni flash, oluja, phoenix, mistral I) hanno avuto come risultato l'eliminazione e l'esodo della quasi totalità della popolazione secolare Serba nelle regioni di Kordun, Lika, Dalmazia, Banija e Slavonia.
Oltre 250.000 Serbi furono cacciati dalle regioni sopra citate (in seguito verranno cacciati anche da Sarajevo e Kosovo) in una evidente operazione di Pulizia Etnica come si può ben notare dalle cartine sottostanti.




12 giugno 2015: si gioca nello stadio dell'Hajduk a Spalato la partita tra Croazia e Italia per le qualificazioni a Euro 2016. La partita terminerà con il risultato di 1-1 ma verrà ricordata per un altro motivo. La gara è stata giocata a porte chiuse per le intemperanze razziste dei tifosi croati nel corso della precedente gara contro la Norvegia, ma a quanto pare il provvedimento dell'Uefa non è bastato. "La svastica è stata disegnata 24-48 ore fa con vernice ritardata: per questo non siamo potuti intervenire - affermò l'allora portavoce della federazione croata Bacek -, è comparsa tardi. Ora speriamo che la polizia arresti questi criminali". L'UEFA condannò per "comportamento razzista" la Croazia con 100.000 Euro di sanzione, altre due partite senza tifosi e un punto di penalizzazione (quando il regolamento ne prevedeva da 3 a 6) nella classifica del girone di cui faceva parte. Al contrario a tutt'oggi la polizia croata non è stata capace di arrestare nessuno dei colpevoli di quella vergogna in mondovisione. Non cambiano mai sin dal 1941. Tratto da Riponderare i Balcani





A partire dal 2020 c'è stato un picco di violenza nazionalista e crimini d'odio in Croazia. Un anno prima, un rapporto della Commissione europea avvertiva che "l'incitamento all'odio razzista e intollerante nel discorso pubblico si sta intensificando" nel paese, con i principali obiettivi "serbi, persone LGBT e rom". Il rapporto ha aggiunto che la risposta delle autorità croate a questa preoccupante tendenza è stata debole. I tentativi degli ultimi anni di politici di spicco di cancellare i crimini di guerra della Croazia dalla memoria del pubblico e glorificare i brutali criminali di guerra come eroi nazionali contribuiscono direttamente all'ascesa di idee e narrazioni di estrema destra in Croazia. Questo pericoloso revisionismo storico non si limita agli eventi che hanno avuto luogo durante le relativamente recenti guerre jugoslave. In Croazia, anche elementi di estrema destra stanno tentando di rivedere la storia della Seconda Guerra Mondiale. Gli Ustasa, il partito fascista che creò lo Stato Indipendente di Croazia allineato ai nazisti tra il 1941 e il 1945, uccisero centinaia di migliaia di serbi, ebrei e rom durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli Ustasa hanno anche supervisionato il famigerato campo di concentramento di Jasenovac dove sono state uccise tra le 770.000 e le 990.000 persone.
Il mondo ricorda gli Ustasa come un'organizzazione "terroristica" ultranazionalista, violenta e razzista che rappresenta un'epoca oscura nella storia europea. Nella Croazia moderna, tuttavia, la brutalità delle azioni del regime ustascia è stata a volte minimizzata dai media e dai politici di spicco, e il partito filo-nazista è presentato da molti come un simbolo di forza e orgoglio nazionale.
Il saluto nazista croato, "Pronto per la Patria" (Za Dom Spremni) è ancora apertamente largamente usato in Croazia. Anche la negazione dell'Olocausto, che va di pari passo con la sanificazione dei crimini degli Ustasa contro gli ebrei croati, sembra essere diventata più ammissibile nel paese.
Non solo condonando, ma anche lodando i crimini commessi dalle forze croate contro altri gruppi etnici, le élite all'interno del paese stanno creando un ambiente in cui più persone si sentono a proprio agio nell'esprimere opinioni xenofobe, razziste e odiose. Oggi la Croazia è un crogiolo di iper-nazionalismo. La maggior parte delle élite politiche del paese non solo non sono riuscite a condannare le opinioni di estrema destra, ma hanno anche creato un ambiente in cui gli attivisti di estrema destra si sentono autorizzati a diffondere le loro idee divisive e pericolose.
Per lasciarsi alle spalle la politica dell'odio, si consiglia alla Croazia di rinunciare urgentemente ai criminali di guerra e porre fine all'ascesa della nostalgia fascista. Deve inoltre agire immediatamente per contrastare la normalizzazione e accettazione delle opinioni razziste e xenofobe tra la popolazione. Tratto da Riponderare i Balcani


10 agosto 1995 – Ucciso dai croati il giornalista della BBC John Scoefield, mentre con tre colleghi riprendeva un villaggio in fiamme tra Karlovac e Bihać; la scusa è aver scambiato la telecamera per un’arma. La Krajina è sigillata ai giornalisti stranieri, facilitando le efferatezze.
Un ufficiale della Difesa territoriale serba dichiara a Paolo Rumiz de Il Piccolo di Trieste che la gente serba ha iniziato a fuggire immediatamente con l’inizio dell’Operazione Oluja. Bruno Maran


GRAVE ANTIDEMOCRAZIA IN CROAZIA . RICORDA L'EPOCA FASCISTA






Trenta anni fa – il 23 dicembre 1991 – la Germania dichiarava unilateralmente e pubblicamente il suo riconoscimento delle repubbliche di Croazia e Slovenia, con effetto a partire dal 15 gennaio successivo. Era il "regalo di Natale" ai nazionalisti antijugoslavi, pochi giorni dopo che, a Maastricht, la stessa Germania aveva ricattato l'intera Comunità europea: o si distrugge la Jugoslavia, oppure niente Euro e niente Unione... Perciò, il giorno di Natale 1991 i muri della Croazia si riempirono di scritte "Danke Deutschland", e ci fu persino chi ci scrisse una canzone


...da aggiungere che il supporto non era solamente politico, ma anche militare, con armi riciclate dall'ex DDR regalate dai tedeschi ai separatisti croati. Armi con cui assalirono le caserme dell'JNA.

la vendetta nazista sulla Jugoslavia e finalmente la Croazia colonia tedesca, per i croati meglio camerieri che jugoslavi!


La galassia del terrorismo croato

Circa venti diplomatici e funzionari uccisi nelle loro missioni all’estero, quattro dirottamenti di aerei, almeno ottanta morti in totale, decine di attentati in giro per il mondo: questo è il bilancio di una vera e propria guerra, condotta dai nazionalisti e dagli anticomunisti, per lo più croati, contro la Jugoslavia socialista.

Il terrorismo croato antijugoslavo


Quando sette anni fa io cominciai a indagare a Vukovar sui crimini commessi dai Croati contro i Serbi del posto alla vigilia della guerra del 1991, e riaffiorò il nome di Tomislav Mercep, mi scontrai con un insormontabile muro di silenzio.

La Croazia e i crimini di guerra















Ancora un articolo che riferisce di cose importanti e gravi, ma partendo da una premessa fondamentale del tutto sbagliata.
Il fatto che "la Croazia sorta dopo la dissoluzione della Jugoslavia ha introdotto l’antifascismo nella sua Costituzione come uno dei principi fondanti dello stato" è irrilevante e depistante. La Croazia contemporanea come Stato indipendente nasce dalla secessione su base etnica dandosi una Costituzione (1990) che rompe con la tradizione jugoslavista, antifascista e multinazionale, proclamandosi "Stato nazionale dei croati" e negando all'ampia componente serba lo status di popolo costitutivo. Da ciò la reazione armata dei serbi di Krajine e Slavonia. Negli anni successivi le sue forze armate, con l'appoggio logistico e diplomatico dei paesi NATO, procedono alla pulizia etnica del proprio territorio.
Contemporaneamente, la Croazia introduce tutto un apparato simbolico di derivazione ustascia, a partire dalla reintroduzione della moneta dell'epoca nazifascista (kuna), e pratica le demolizioni e cancellazioni di cui parla l'articolo.
Proprio in virtù, e non a dispetto, di tale repulisti neofascista e antiserbo, la Croazia viene accolta subito a braccia aperte nella UE.
"Il Domani", ultimo arrivato nell'allineatissimo sistema dei media nostrani, è in ritardo di circa 30 anni nella denuncia di certi fatti, e non ne chiarisce le radici profonde.
In Croazia si abbattono le statue per rimuovere il passato antifascista (Azra Nuhefendic, 2 gennaio 2022)



Riassumendo i punti che tratta il seguente video. L’idea di una Jugoslavia è nata a Zagabria e prima della riforma di Vuk Karadžić i croati non avevano una propria lingua letteraria; se non era per l’esercito serbo sia la Slovenia che la Croazia non esisterebbero. I Serbi per creare lo stato jugoslavo hanno perso più di un milione di vite e la Serbia è entrata nella Jugoslavia comprendendo Macedonia, Vojvodina, Kosovo e Montenegro, invece sloveni e croati sono entrati con lo stato di sloveni croati e serbi che nessuno al mondo riconosceva. Poi va a spiegare tutti i punti sopra, entrando nel dettaglio.


Qualche mese fa, vari siti russi riportavano la testimonianza dell’ex agente della CIA Robert Baer al giornale bosniaco WebTribune, secondo cui negli anni 1991-’94 la sua sezione disponeva di milioni di dollari per le attività in Jugoslavia, in particolare per la secessione delle varie repubbliche.Alla domanda su quali esponenti bosniaci fossero al soldo della CIA, Baer faceva i nomi di «Stipe Mesic, Franjo Tudjman, Aliya Izetbegovic», ma anche «molti funzionari e membri del governo in Jugoslavia, generali serbi, giornalisti, ecc.; per qualche tempo pagammo anche Radovan Karadžic, ma lui smise di prendere soldi quando capì di poter essere sacrificato e accusato dei crimini in Bosnia, organizzati in realtà dall’amministrazione statunitense».

In difesa della Jugoslavia


951 processi contro giornalisti, richieste di risarcimento danni per 10,3 milioni di euro. Numeri che testimoniano come il mondo dei media in Croazia sia sotto pressione. Ne abbiamo parlato con Vanja Jurić, avvocatessa specializzata in libertà di espressione

Non c'è libertà di parola in Croazia

martedì 10 agosto 2021

Mostra Marino Darsa alla Pinacoteca di Brera di Milano


Questo articolo si trova anche QUI





Siete tutti invitati alla conferenza on line che si terrà mercoledì 21 luglio alle ore 11.00 sulla piattaforma Zoom streaming

L'incontro è per presentare la mostra Marino Darsa che si terrà presso la Biblioteca Nazionale Braidese a Milano dal 22 luglio 

Interverranno:

Filippo Del Corno, Assessore alla cultura del comune di Milano

Katja Bakija dell'Università di Dubrovnik, curatrice della mostra 

Mariella Goffredo della Biblioteca Nazionale Braidese

Niksa Matic direttore della Casa museo di Marino Darsa a Dubrovnik 

Cristiano Pambianchi

Silvio Ziliotto, traduttore



E' una ottima opportunità per gli italiani di conoscere la cultura dei Balcani 

Grazie per questo evento 

Mostra: Marino Darsa

Pinacoteca di Brera. Mostra Marino Darsa

Risposte alle questioni poste dal sig. Cristiano Pambianchi


I libri antichi dell'avv. Pambianchi in mostra a Milano 




Marino Darsa - come tutti i ragusei dotati di una certa cultura - fu perfettamente bilingue: parlava e scriveva sia in italiano che nel dialetto štokavo di Ragusa, da lui utilizzata in modo assolutamente prevalente nelle sue opere. Ma il suo tipico stile già accennato di sovrapposizione di vari registri linguistici a seconda della classe sociale e la diversa ambientazione delle sue commedie - da Ragusa a Cattaro a Roma - gli fecero utilizzare anche delle espressioni in latino, in italiano e finanche in tedesco.

La complessa storia moderna della Dalmazia ha quindi influenzato varie scuole di pensiero: in Croazia Marino Darsa è considerato uno dei padri della letteratura nazionale, in Italia fino a qualche decennio fa si evidenziavano maggiormente le sue spiccate caratteristiche tipicamente legate alla realtà della Repubblica di Ragusa, per farne un autore "dalmata" se non anche "italiano".


Notare il dialetto stokavo che non ha niente a che vedere col kajkavo di Zagabria. Le bugie hanno le gambe corte 


L'attuale Dubrovnik era una città serba e non croata 

Da je Dubrovnik do 20. veka bio srpski, a ne hrvatski grad govore i činjenice.


Come nel link messo sopra, gli abitanti di Dubrovnik dichiaravano di parlare serbo nel 1890, quindi gli abitanti erano serbi cattolici e serbi ortodossi, oltre agli italiani. La Croazia come provincia dell'impero distava circa 500 km. Poi ci fu l'assimilazione da ortodossi a cattolici, e da cattolici a croati, ed ecco oggi perché a Dubrovnik sono tutti croati.



 Anche il capo dei cetnici Momcilo Diujic è croato. E' nato in Croazia 

Momčilo Đujić . Nato a Tenin in Croazia nel 1907, sin dall'aprile del 1941 si proclamò vojvoda četnico

La letteratura italiana in Dalmazia: una storia falsificata



Però non avevamo capito che si nasceva con un nome e cognome, si viveva con un altro e si moriva con un altro. Ogni quanto si cambia l'originale? 




Siamo un po' allibiti nel leggere l'articolo di Eliana Sormani: Marino Darsa alla Braidese. Non si specifica che Marino Darsa era un prelato ortodosso e quindi già niente a che fare con la futura Croazia, semmai un segno di una chiara origine serba, ma ci viene difficile capire cosa vuol dire che passò molto tempo tra Italia e Croazia. Nel 1500? Ovvio che così un lettore non capisce più nulla se non abbiamo presente la cartina geografica del 1500 e si fa in fretta a confondere le idee. Non vogliamo dire che non sia come viene detto dagli organizzatori della mostra, ma davvero ci stupisce che loro giochino così tanto sulle parole. Noi comunque ci rifacciamo agli studi di Giacomo Scotti 




















                       Come si vede chiaramente nella cartina non c'è traccia di nessuna Croazia



Ringraziamo di cuore il "Giornale di Milano" che pubblicizza l'italo serbo Ruđer Bošković – Ruggero Boscovich . La "Società astronomica Ruder Boskovic" gestisce il Planetario di Belgrado 




Dopo alcuni giorni esce un altro articolo di Pierangela Guidotti. Anche qui la cultura dalmata è spazzata via e son tutti croati 500 anni prima .. bè.. si son portati avanti col lavoro! Pure Ruggero Boskovic da italo serbo è solo più croato ! Boh.. sarà una nuova corrente di pensiero quella di spazzare via culture precedenti.






Anche Italo Calvino è italiano però è nato a Santiago de Las Vegas de La Habana per non parlare di tutti gli italiani nati in Libia e Ungaretti nato al Cairo sarebbe egiziano ? E Ugo Foscolo era greco? Si puo’ dire che la Serbia ha dato 18 imperatori all’Impero romano? Eraclito puo' essere considerato turco poichè adesso Efeso è in Turchia? 

Hanno fatto di tutto per cancellare gli scritti di Giacomo Scotti che è anche stato minacciato di morte e pensate un po' dove troviamo ancora qualcosa ?  QUI

"Nel lontano 1926, nella serie delle pubblicazioni dell'Accademia Jugoslava delle Arti e delle Scienze di Zagabria, fu pubblicata l'opera di Gjuro Kobler dal titolo Talijansko pjesnistvo u Dalmaciji 16. vijeka, napose u Kotoru i Dubrovniku e cioè:
«Poesia italiana in Dalmazia nel XVI secolo, soprattutto a Cattaro e Ragusa». Dopo quella data nessuno studioso croato ha mai più parlato di una poesia o di una letteratura italiana in Dalmazia nei secoli passati. Cominciò invece un processo di trasformazione di quella letteratura da italiana in croata, processo che ha portato finora a colossali falsificazioni. In un articolo del 1969 lo storico della letteratura croata Andre Jutrovic scrisse:

«.Gli scrittori della Dalmazia che nel passato scrissero le loro opere in lingua italiana devono essere inseriti nella nostra letteratura e nella nostra storia nazionale». In altre parole: considerati croati. Questo medesimo intellettuale, trattando successivamente di singoli scrittori italiani dalmati dei secoli passati, cio di dalmati di cultura e lingua italiana, li definì «scrittori croati di lingua italiana». Ed oggi questa è diventata una legge: nei libri di storia della letteratura croata, nei dizionari enciclopedici e nelle enciclopedie (croate), tutti quegli scrittori e poeti italiani portano l'etichetta di croati. Le eccezioni sono rarissime, riguardano unicamente Zara, e solo nel caso che si tratti di scrittori cosiddetti «irredentisti» dell'Ottocento e Novecento.

Nell'ottobre 1993, sulle colonne del «Vjesnik» di Zagabria, il presidente dell'Associazione degli scrittori croati dell'epoca mi accusò di aver «trasformato in italiani tutta una serie di scrittori croati dell'antica Ragusa». E questo perché, in un saggio sulla rivista «La Battana» (n. 109) avevo riportato i nomi originali di alcuni scrittori ragusei vissuti tra il Cinquecento e il Settecento, indicando i titoli originali in italiano e latino delle loro opere: Savino de Bobali (1530-1585); Serafino Cerva (1696-1759), Sebastiano Dolci, Stefano Gradi e altri che presto incontreremo. Io sfido tutti gli studiosi di letteratura di questo paese a portarmi un sola opera di questi scrittori e poeti che sia stata scritta in croato; li sfido a portarmi un solo documento, a cominciare dagli stessi libri di questi autori, nei quali i loro nomi siano scritti cos come li scrivono oggi i loro falsificatori. Qualche anno fa il pubblicista Ezio Mestrovich, sul quotidiano «La Voce del Popolo», riferì le parole dettegli da un anonimo e «illustre croato» per spiegare l'avversione che certi intellettuali croati nutrono verso l'Italia e gli italiani: «Siamo tanto affascinati dalla cultura italiana e la sentiamo così vicina, che, rischiarne di esserne compressi e plagiati al punto, da rinunciare alla nostra. Quando ci si spinge in questa direzione, allora l'amore può diventare odio». E spinto dall'odio, qualcuno cerca di appropriarsi di ciò che non gli appartiene fino al punto da definire croato Marco Polo! Oppure da dichiarare «croato da sempre» - laddove quel sempre potrebbe portarci all'inizio dell'umanità - ogni lembo dell'odierna Croazia che nel lontano o recente passato é stato invece abitato anche dagli italiani e concimato dalla cultura italiana, e prima ancora da quella latina.
Giacomo Scotti


Marta Drpa è una serba nata a Knin, attuale Croazia, prima che i croati compissero la strage di Krajina con 600 civili uccisi nelle loro case. Marta è serba e serba è rimasta. Quindi gli organizzatori di questa mostra riescono a cambiare nome e nazionalità solo ai morti 







A sinistra scienziati croati di etnia serba, a destra scienziati croati   






La Treccani bugie non ne dice 























Ci teniamo a precisare che questa moda di rubare la cultura dalmata non è di tutte le correnti culturali croate . Molti scrittori croati e semplici cittadini hanno firmato una petizione contro la nuova lingua parlata croata che ripudia il serbo croato. 

Jezici i nacionalismi 


Questo storico ha fermato una mostra che i croati volevano fare in Norvegia perchè falsa. Onore a lui!